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PESCATURISMO Le passerelle solcano il mare del mito di Scilla e Cariddi

La passerella Patriarca II

La passerella, tipica imbarcazione per la caccia al pescespada, solca il mare dello Stretto

Perpetuare la tradizione della caccia al pesce spada con le tipiche passerelle, le feluche, moderne imbarcazioni a motore che hanno sostituito nei primi anni ’70 i “luntri” a remi. Si è costituita, infatti, l’Associazione dei Pescatori delle Feluche dello Stretto con dodici fondatori associati, tutti titolari di regolare licenza di pesca, e rappresentanti le 12 feluche che vogliono continuare a preservare la tradizionale caccia al pesce spada, solcando lo specchio di mare, tra le poste assegnate con sorteggio, tra la Costa Viola e lo Stretto di Scilla (Polibio, chiamandolo così lo fece conoscere al mondo antico ed oggi invece detto di Messina). Uno scenario leggendario e mitologico in cui Omero per primo ne cantò i vorticosi flutti e le tragiche mostruose gesta di Scilla e Cariddi. La costituzione del sodalizio dei pescatori è avvenuta a Messina in località Ganzirri (la mitica Cariddi) alla presenza degli armatori delle 12 feluche (ne sono rimaste in totale solo 14 tra Sicilia e Calabria) battezzate con nomi come Zeus, Patriarca II, Nuova Scilla, Nibbio, Stella di Mare, Felicia II, San Francesco, Santa Rita, Aquila di Mare, Antonio Padre, e che intendono sensibilizzare Istituzioni, pescatori, appassionati e turisti a guardare con favore a questo “affascinante mestiere”, ormai mortificato da tante e troppe limitazioni e normative, nazionali ed europee, che non tengono conto della tipicità ed unicità di una pesca praticata in un tratto di mare particolare e solo per un breve periodo dell’anno che va da maggio e settembre. Tra la caparbia difesa, però, anche una proposta, accogliendo così quanto suggerisce la programmazione regionale ed europea in materia di pesca: praticare e tramandare l’arte di un mestiere affiancandolo all’attività della pescaturismo.

Il Luntre, custodito nel Castello Ruffo di Scilla

L’ultimo esemplare di Luntre, custodito nel Castello Ruffo di Scilla

Un’attività a latere e che non distrae affatto dalla quotidiana caccia al pesce spada (dal greco ξιφίας – xifías), imbarcando a bordo turisti e appassionati, per far vivere emozioni e raccontare anche la tradizione della caccia con il vecchio luntre (l’ultimo esemplare ancora oggi custodito ed esposto in una sala del Castello Ruffo di Scilla) e che solcava a remi la “posta” (così è ancora oggi chiamata la zona prestabilita per la cattura). A supportare la battutta di caccia del luntre, gli avvistameni da terra dall’alto dei terrazzamenti (le armacie) della Costa Viola. Si tramanda infatti che furono i contadini i primi ad ammirare gli affioramenti ed i salti d’amore (“a paricchia”, la coppia) del pesce spada, segnalandoli così ai pescatori. Da subito l’evoluzione con postazioni a terra per le segnalazioni con bandiere ed alla voce con tipiche cantilene (“u bandiaturi”), oggi narrate soltanto da qualche anziano pescatore.

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Una giornata di caccia al pescespada

Per arrivare così ai giorni nostri, e ancora con una innovazione, la passerella, (da non chiamare “spadara”, però, perchè termine riferito alle reti, sic!), con il lungo ponte da cui prende il nome, la moderna feluca ormai imbarcazione a motore di circa 12 metri, e che solo nel mare dello Stretto è possibile ammirare, appunto, con la caratteristica “passerella” di circa 20 metri e che, sfiorando il mare, consente all’arpionatore (“u ‘llanzaturi”) di catturare l’ambita preda individuata dall’avvistatore (“u falerotu”), questa volta, posto sull’antenna alta circa 30 metri e che dirige la rotta con il timone impiantato proprio in cima. Una felice sintesi di quanto avveniva un tempo tra terra e mare. Tradizione ed innovazione, quindi, con l’obiettivo di perpetuare una pesca (da queste latitudini detta caccia) per non sprofondare negli abisssi del mare nostrum. Subito la pescaturismo, quindi, per un’opportunità da cogliere insieme all’ittiturismo, attività per degustare il pescato, altra utilità questa che sta facendo capolino tra le attività a supporto del mestiere di pescatore, e che vedrà i FLAG (società consortili istituite dall’UE nelle Regioni con coste da tutelare ed in quella di pertinenza della Costa Viola c’è il Flag dello Stretto, che copre una vasta zona costiera da Melito Porto Salvo fino a Pizzo) a sostegno di quelle buone prassi per aiutare anche il settore della pesca e del turismo esperenziale. (filippo teramo)

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