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L’Ex sindaco di Scilla si sfoga suoi social

“Paura del passato”: l’amarezza di Pasqualino Ciccone e il nodo della memoria amministrativa

Nel panorama acceso della campagna elettorale di Scilla, si è levata una voce che non è passata inosservata: quella dell’ex sindaco Pasqualino Ciccone. In un post su Facebook dal titolo “Paura del passato”, Ciccone ha espresso tutta la sua irritazione e delusione dopo aver assistito a un comizio elettorale che, a suo dire, ha mostrato un atteggiamento sprezzante e irrispettoso nei confronti della storia amministrativa recente del Comune.

L’ex primo cittadino ha rivolto parole dure a una candidata sindaco, accusandola di aver trasformato l’incontro pubblico in un “piagnisteo” e di aver tentato di impartire nozioni di diritto amministrativo come se si rivolgesse a cittadini incapaci di comprendere la realtà del paese in cui vivono. Ma ciò che ha colpito maggiormente Ciccone è stato l’attacco generico e indistinto ai “malgoverni scillesi degli ultimi 40 anni”, un’affermazione che – secondo lui – ignora volutamente il riconoscimento che poco dopo, durante lo stesso evento, l’Onorevole Cannizzaro ha espresso nei confronti della sua amministrazione.

Ciccone rivendica con fierezza il lavoro svolto durante i suoi cinque anni di governo: dal rifacimento del lungomare all’apertura dell’Ostello della Gioventù, passando per l’attivazione dell’ascensore panoramico, definito “fiore all’occhiello” della Regione Calabria. Opere che, secondo lui, hanno riscattato Scilla da un lungo periodo di trascuratezza e degrado, e che meritavano almeno un riconoscimento onesto, anche da chi oggi si propone come alternativa amministrativa.

L’amarezza traspare chiaramente: più che una difesa del proprio operato, le parole dell’ex sindaco sembrano un grido contro una narrazione politica che, per avanzare, preferisce cancellare piuttosto che confrontarsi. “Cosa le costava riconoscere il lavoro, la passione, i risultati?”, chiede retoricamente Ciccone alla candidata, lasciando intendere che un dialogo più maturo e rispettoso del passato – anche politico – sarebbe il primo passo verso un futuro davvero condiviso.

“Paura del passato”: l’amarezza di Pasqualino Ciccone e il nodo della memoria amministrativa

Nel panorama acceso della campagna elettorale di Scilla, si è levata una voce che non è passata inosservata: quella dell’ex sindaco Pasqualino Ciccone. In un post su Facebook dal titolo “Paura del passato”, Ciccone ha espresso tutta la sua irritazione e delusione dopo aver assistito a un comizio elettorale che, a suo dire, ha mostrato un atteggiamento sprezzante e irrispettoso nei confronti della storia amministrativa recente del Comune.

L’ex primo cittadino ha rivolto parole dure a una candidata sindaco, accusandola di aver trasformato l’incontro pubblico in un “piagnisteo” e di aver tentato di impartire nozioni di diritto amministrativo come se si rivolgesse a cittadini incapaci di comprendere la realtà del paese in cui vivono. Ma ciò che ha colpito maggiormente Ciccone è stato l’attacco generico e indistinto ai “malgoverni scillesi degli ultimi 40 anni”, un’affermazione che – secondo lui – ignora volutamente il riconoscimento che poco dopo, durante lo stesso evento, l’Onorevole Cannizzaro ha espresso nei confronti della sua amministrazione.

Ciccone rivendica con fierezza il lavoro svolto durante i suoi cinque anni di governo: dal rifacimento del lungomare all’apertura dell’Ostello della Gioventù, passando per l’attivazione dell’ascensore panoramico, definito “fiore all’occhiello” della Regione Calabria. Opere che, secondo lui, hanno riscattato Scilla da un lungo periodo di trascuratezza e degrado, e che meritavano almeno un riconoscimento onesto, anche da chi oggi si propone come alternativa amministrativa.

L’amarezza traspare chiaramente: più che una difesa del proprio operato, le parole dell’ex sindaco sembrano un grido contro una narrazione politica che, per avanzare, preferisce cancellare piuttosto che confrontarsi. “Cosa le costava riconoscere il lavoro, la passione, i risultati?”, chiede retoricamente Ciccone alla candidata, lasciando intendere che un dialogo più maturo e rispettoso del passato – anche politico – sarebbe il primo passo verso un futuro davvero condiviso.

Il post si conclude con un augurio che ha il sapore della sfida: “Buona fortuna per un percorso di verità”. Una frase che, al di là del tono polemico, richiama un principio fondamentale per qualsiasi progetto politico serio: non si costruisce nulla di solido se prima non si fa i conti con ciò che è stato, nel bene e nel male.

 

 

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