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LA CHIESA MATRICE ENTRA NEL GIUBILEO D’ORO (CON UN RIMPIANTO)

facciata matriceLa chiesa Matrice compie oggi, I febbraio, quarantanove anni. L’evento verrà solennemente ricordato oggi pomeriggio alle 18,00, con la Messa solenne presieduta dall’arciprete di Scilla don Francesco Cuzzocrea, che rinnoverà la benedizione della chiesa e del popolo col rito dell’aspersione con acqua santa. Tanti sono gli anni trascorsi da quando Mons. Santo Bergamo, arciprete di Scilla per ben trent’anni, dal 1939 al ’69, quando venne nominato Arcivescovo di Rossano-Cariati, compiva proprio qui, il I febbraio 1970, il suo primo solenne atto episcopale, consacrando il nuovo altare, come testimonia la lapide incisa per l’occasione e attualmente posta nell’avancorpo all’ingresso.
interno matrice
Ma la storia della comunità cristiana scillese, sorta attorno al nucleo di quella che oggi è la chiesa Matrice, è molto più antica del quasi mezzo secolo dell’ultimo manufatto. Risale infatti ai primi secoli del cristianesimo, quando monaci basiliani s’insediarono nel complesso roccioso sul quale oggi sorge il Castello, edificandovi una «cattolica», ossia una chiesa «di prima classe» secondo l’antica nomenclatura bizantina, dotata cioè anche di un battistero: quella che è oggi, appunto, una chiesa parrocchiale.
La prima comunità cristiana di Scilla, infatti, come quelle di tutta la Calabria e altre parti della Sicilia e del Mezzogiorno, era di lingua e rito greco. Successivamente aggregata alla Chiesa locale di Reggio durante la dominazione normanna, ne seguirà, ovviamente, la latinizzazione, attorno al XVI secolo.
Se ostinata e crudele s’è dimostrata nei secoli l’azione distruttrice dei terremoti, ancor più tenace ed efficace s’è rivelata la capacità di resistenza e reazione degli scillesi che ogni volta hanno ricostruito il loro Duomo – così come la chiesa patronale di San Rocco e altre chiese – se possibile aumentandone l’ampiezza e la bellezza.
Una storia affascinante riscontrabile in molte fonti, a cominciare dal grande storico scillese della Calabria e arciprete di Scilla can. Giovanni Minasi, e ricostruita in anni di ricerche da scillesi come Francesco Burzomato, Francesco Sidari e Rocco Panuccio. Quest’ultimo, su impulso dell’attuale arciprete di Scilla don Francesco Cuzzocrea fin dai primi mesi del suo ormai più che decennale insediamento, ha minuziosamente raccolto per il sito della Parrocchia tante informazioni, rendendole di facile fruibilità, sia riproducendo articoli già apparsi sul numero speciale di «Insieme costruiamo la comunità» (antico periodico parrocchiale) pubblicato nel 2000 in occasione dei lavori di abbellimento interno e del trentennale, sia scrivendone di nuovi.
Ma se il terremoto del 1908 ebbe rovinato la parte posteriore e quella rivolta a levante del Duomo scillese, l’imponente colonnato rimaneva intatto nelle altre parti e la maestosa facciata principale riusciva perfino a nascondere le rovine, nel frattempo sostituite dal can. Minasi con una struttura in legno, tanto che ancora nel 1930 il can. Domenico Bellantoni, pur «di parte» essendo scillese, poteva dichiarare di non essere influenzato da questo nell’affermare che difficilmente si sarebbe trovata in diocesi un’altra chiesa in grado di starle in fronte, per spaziosità e bellezza.
Non può, pertanto, non ricordarsi con profondo rimpianto che l’ultima ricostruzione è avvenuta radendo al suolo la precedente, riducendo in frammenti splendide colonne, acquasantiere, statue, marmi policromi etc. (una parte soltanto dei quali rimane come testimonianza storica), forse per motivi di costi e di celerità nei lavori (ma, guardato col senno di poi, a che prezzo!?).
Per tutta la storia della Chiesa arcipretale di Maria Ss. Immacolata di Scilla si rimanda all’apposita sezione del sito della Parrocchia: http://www.parrocchiascilla.it/joomla/chiesa-matrice/

Giovanni Panuccio

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